L’importanza della biodiversità
Il 22 maggio abbiamo celebrato il giorno della biodiversità in tutto il mondo, molto spesso ci si riferisce alla biodiversità in diversi modi, lo facciamo specialmente quando si parla di politiche ecosostenibili per il nostro pianeta e di altri argomenti delicati, come ad esempio il cambiamento climatico.
Dobbiamo accettare la nostra ignoranza di fondo quando parliamo di biodiversità, siamo ancora molto lontiani di fatto dal conoscere in dettaglio ciò che riguarda la biodiversità se osserviamo che quando ne parliamo lo facciamo per lo più descrivendo solo i motivi per cui essa andrebbe preservata.
Parole crude che ci rappresentano una realtà concreta: non conosciamo il nostro mondo, almeno non tutto. La vita grazie alla sua determinazione cieca e quasi cinica agisce in ambiti e aspetti che noi consideriamo con sufficienza. Questa si esprime in miliardi di modi diversi, basti pensare alle migliaia di ecosistemi differenti del nostro pianeta, impossibile conoserli tutti, dato che questi mutano costantemente.
Distese desertiche aride che ospitano piante che crescendo senza idratazione sfidano la logica, distese verdi di foreste incontaminate dove macro livelli di vegetazione crescono seguendo strutture gerarchiche. Un patrimonio inestimabile di differenza.
Gli ecosistemi estremi e inospitali possono ospitare animali e piante che si adattano in nome della sopravvivenza.
Qual’è dunque il valore intrinseco della biodiversità?
Tuttavia, giudicare la biodiversità solo sui nostri interessi sarebbe un assunto sbagliato. Immaginiamo tutti gli ambienti come le foreste senza urla dei canidi primordiali, i mari senza le loro migrazioni, i cieli senza i loro percorsi delle inventive rondinesche, il profilo di una montagna senza le sinuose sagome di camoscio e uno stagno senza rane .
La vita non sarebbe possibile senza animali e piante stessi. Anche se questi non ci fossero in realtà, vivere in questo ecosistema non avrebbe senso.
Che cosa sappiamo oggi sulla biodiversità?
Siamo lontani dalla completa conoscenza del luogo in cui viviamo e degli animali che condividono il nostro mondo. Anche se molti dei nostri lettori potrebbero non essere d’accordo con l’ultimo parere, possiamo piuttosto dire che quello che conosciamo è estremamente limitato. Più di 700.000 specie sono state scoperte e studiate fino ad ora, ma gli scienziati di tutto il globo ad oggi ci indicano che il nostro intero ecosistema ne comprenderebbe un numero stimato di oltre 12 milioni.
Una realtà è il fatto che edonisticamente parlando conosciamo più della superificie di Marte che dei nostri abissi. Il mare è di per se un mondo ancora inesplorato: gli oceani rappresentano circa i due terzi della superficie terrestre, ma ne conosciamo al massimo il 5% delle profondità.
Tutto quello che sappiamo sul “deep blue” è che ospita creature mostruose come polipi grandi quanto balene, pesci anatra e altre mostruosità come lo “squalo dal collare”.
Esplorare i mari profondi oltre che essere l’ultimo internet trend potrebbe anche rislutare una prima chiave di lettura per capire quanto poco comprendiamo la biodiversità. Essa sembra davvero, una macchina mostruosamente cinica che opera solo per il suo scopo principale; quello di generare vita adattandola a ciò che la circonda, le condizioni quindi che la rendono effettiva come esposizione alla luce, sostanze chimiche presenti e , infine, altre forme di vita.
La biodiversità è il modo in cui la natura deve dettare standard di vita preesistenti o nuovi adopernado la genetica, evolvendo o distruggendo essenzialmente, a seconda dell’equilibrio dato dai suddetti fattori.
La biodiversità è un bene che va preservato, lasciato a se. Politiche di produzione sostenibile e scelte eco-compatibili potrebbero aiutare questo sistema a svilupparsi e crescere senza alcuna interferenza umana. Per iniziare a comprendere questa natura è necessario apprendere quanto gracile sia il sistema su cui essa si basa e quanto complicato allo stesso tempo, possa risultare.
Editor: Michael Singleton
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