Da un ciocco di legno può nascere qualcosa di straordinario

 

C’era una volta un vecchio falegname di nome Geppetto, solo e triste per non aver mai avuto l’amore di un figlio. Una sera, nella sua bottega, notò un ciocco di legno accantonato in un angolo, era talmente bello che decise di farlo diventare un burattino. Il pezzo di legno, lavorato e rifinito talmente bene, in una magica notte si animò davanti allo stupore di Geppetto e diventò un bambino vero. Come tutti i bambini andava a scuola, giocava e purtroppo combinava tanti guai ma, con l’aiuto della coscienza di un grillo parlante e della buona fata Turchina riuscì a restituire grande gioia ed amore al suo babbo. Se mastro Geppetto non avesse conservato quel ciocco di legno e non avesse capito l’importanza di lavorarlo per dargli una seconda possibilità, Pinocchio non sarebbe mai esistito ed una delle fiabe più belle di sempre non sarebbe mai potuta entrare nel cuore di grandi e piccini.

 

Il legno ha mille vite, il suo ciclo dura all’infinito! Allo stesso tempo, però, è un rifiuto molto inquinante, sia per il suo essere ingombrante, sia perché in discarica subisce un processo che libera il gas metano nell’atmosfera. Riciclarlo, quindi, significa risparmiare energia, migliorare la qualità dell’aria e al contempo evitare gli sprechi. Raccogliere il legno affinché non finisca in discarica permette di farlo rinascere a nuova vita, di diventare un arredo di design o di tornare sul mercato. La gran parte del legno riciclato è costituito da pallet, imballaggi industriali, ortofrutticoli e per alimenti, ma una quota importante, circa 642.470 tonnellate, proviene dalla raccolta urbana, nei Comuni. Mediamente vengono reimmessi sul mercato circa 56 milioni di pallet usati, per un totale di 780mila tonnellate. Gli imballaggi legnosi vengono prima ridotti di volume, poi trasportati alle industrie del riciclo per operazioni di pulizia (vengono eliminati anche i chiodi, sassolini, ecc.) e trasformazione in schegge. Il legno viene frantumato meccanicamente in piccoli pezzi chiamati chips. Si realizza così la pasta cellulosica per cartiere, il pannello truciolare, e i blocchi di legno-cemento per la bioedilizia.