C’è troppa plastica in fondo al mar!

C’era una volta una sirena che viveva in fondo al mare con il padre e le sue sei sorelle. La vita sul fondale era bella ed entusiasmante, tra pesci e coralli, ma negli ultimi anni qualcosa stava cambiando. All’età di quindici anni, come da tradizione per tutte le sirene, alla fanciulla viene concesso di nuotare fino in superficie e poter ammirare la terra. La sirena trova davanti a sé un mare in rovina con acque sommerse da plastica e rifiuti, gli stessi rifiuti che stavano inquinando i suoi amati fondali e che intrappolavano fino alla morte i suoi amici pesci. Nel frattempo, porta in salvo un principe naufragato da una nave, si innamora di lui nonostante egli appartenga alla specie che sta distruggendo i mari, con la promessa che tutto questo un giorno possa finire. La favola può essere riscritta, il lieto fine dipende da noi.

La plastica sta inquinando gli oceani, ma anche il sottosuolo. Il rischio non è solo l’estinzione di alcune specie animali, ma anche che le microplastiche arrivino sulle nostre tavole sottoforma di alimenti. Secondo i dati del WWF, sono 100 milioni le tonnellate di plastica all’anno che vengono disperse in natura. In Italia, in 5 giorni un cittadino produce da solo 1 kg di rifiuti in plastica, e la situazione, se non si corre ai ripari rischia di peggiorare.

L’Italia, al momento è l’unica nazione in Europa che, andando verso il plastic free, recepisce la direttiva europea sul divieto dell’usa e getta estendendolo anche a bicchieri e palloncini. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, la commissione ambiente e quella europea al Senato stanno portando la norma in aula per avere, così, l’approvazione nella legge delega europea. L’Europa dirà quindi addio ai monouso in plastica, scatterà la Plastic Tax e saranno incrementati i nuovi percorsi sulla spinta del Green Deal per tentare di porre un freno all’inquinamento legato a questo materiale. In questo contesto, in un mondo che dovrà sempre più essere basato su riciclo, economia circolare e meno sprechi, dal primo gennaio 2021 entrerà in vigore la direttiva europea che vedrà vietati, per esempio, la vendita di piatti e stoviglie di plastica, ma anche di cannucce e di prodotti vari non compostabili o biodegradabili. L’Europa sta chiedendo a tutti i Paesi di centrare un obiettivo difficile: raccogliere entro il 2029 il 90% delle bottiglie di plastica (con vari sistemi, fra cui il vuoto a rendere), far sì che entro il 2025 tutte le bottiglie di plastica siano prodotte con almeno il 25% di materiale riciclabile (e entro il 2030 dovrà essere il 30%).