Avv. Ylenia De Angelis: “Dietro ogni denuncia c’è un percorso complesso, fatto di paura, consapevolezza e coraggio”
L’avvocata del Telefono Rosa spiega come si accompagna una donna vittima di violenza nel riconoscere il proprio vissuto e ricostruire la fiducia in sé stessa
Alla conferenza “Voci e Azioni contro la violenza di genere”, svoltasi nella Sala Tatarella della Camera dei Deputati, l’avvocata Ylenia De Angelis, penalista e consulente legale del Telefono Rosa, ha portato la prospettiva di chi ogni giorno si trova accanto alle donne che decidono di uscire dal silenzio. Il suo intervento ha mostrato con lucidità e sensibilità quanto sia delicato il percorso che porta una vittima di violenza a riconoscere, denunciare e affrontare la propria storia.
“Quando una donna arriva in un centro antiviolenza, è una donna che ha già attraversato un lungo periodo di sofferenza, spesso durato anni. Può arrivare spontaneamente o su segnalazione dei servizi territoriali, ma in ogni caso arriva con grande difficoltà a riconoscere sé stessa come vittima. È il primo passo, il più difficile.”
L’avvocata De Angelis ha spiegato che l’intervento nei centri antiviolenza è strutturato e multidisciplinare. La consulenza legale, spesso, è solo la fase finale di un percorso che comincia con l’ascolto psicologico. “Le operatrici, psicologhe e psicoterapeute lavorano per aiutare la donna a riconoscere il proprio vissuto come un vissuto di violenza. Finché questo riconoscimento non avviene, ogni azione legale è prematura.”
Ha raccontato come, nella sua esperienza, molte donne scelgano di denunciare solo quando la violenza si sposta dai loro corpi a quelli dei figli: “Quasi nel 90% dei casi la spinta alla denuncia arriva quando la violenza diventa familiare, quando una madre capisce che anche i suoi figli stanno subendo. È la goccia che rompe il silenzio.”
De Angelis ha sottolineato che la formalizzazione della denuncia è il momento di massimo rischio, quello in cui la donna mette a repentaglio la propria incolumità personale. Per questo, prima della denuncia, i centri effettuano una valutazione del rischio per decidere se sia necessario un collocamento in una struttura protetta. “È fondamentale capire se la donna ha una rete di sostegno, familiare o amicale, o se è completamente isolata. Senza un sistema di protezione, la denuncia può diventare pericolosa.”
Nel suo intervento ha anche richiamato la necessità di garantire un’assistenza legale continua e specializzata fin dalla fase delle indagini preliminari. “L’avvocato deve lavorare insieme alla procura, fornendo elementi a supporto di misure cautelari, segnalando violazioni dei divieti di avvicinamento o disfunzioni nei braccialetti elettronici. La tutela effettiva passa attraverso un lavoro sinergico tra avvocati, magistrati, psicologi e forze dell’ordine.”
Come legale del Telefono Rosa, De Angelis ha ricordato il ruolo storico dell’associazione, fondata nel 1988, quando il termine “femminicidio” era ancora sconosciuto e la violenza domestica era considerata un problema privato. “Abbiamo dato voce al sommerso, trasformando un dramma individuale in una questione collettiva. Oggi continuiamo a credere che la chiave sia la rete: istituzioni, forze dell’ordine, servizi sociali e associazioni devono lavorare insieme per proteggere e accompagnare le donne verso l’autonomia.”
Ha concluso con un appello alla responsabilità condivisa: “Dietro ogni denuncia c’è una storia di paura e di rinascita. Dobbiamo ricordare che la libertà non si conquista con un solo gesto, ma con un percorso che deve essere sostenuto, rispettato e mai giudicato.”
Barbara Molinario, presidente di Road to green 2020, ha commentato:
«Le parole dell’avvocata De Angelis colpiscono per la loro verità: la violenza non finisce con la denuncia, ma comincia da lì il cammino verso la libertà. Come Road to green 2020 sosteniamo chi lavora ogni giorno accanto alle donne e crediamo che educare le nuove generazioni alla consapevolezza e al rispetto sia il modo più efficace per prevenire queste storie di dolore.»
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