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Codice Rosso: cosa manca per rendere davvero efficace la legge contro la violenza sulle donne

31.07.2019
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Codice Rosso: cosa manca per rendere davvero efficace la legge contro la violenza sulle donne

 

Un passo avanti nella lotta a femminicidi. In queste settimane, è stato convertito in Legge il decreto noto come Codice Rosso, il cui obiettivo è combattere la violenza domestica e di genere.

Tra le novità introdotte dal Codice Rosso:

  • velocizzazione delle indagini, con l’intento di ascoltare le vittime entro 3 giorni;
  • rafforzamento del divieto di avvicinamento del soggetto violento ed obbligo di dimora;
  • pene inasprite per i matrimoni combinati, con aggravanti se questi coinvolgono minorenni;
  • lotta al revenge porn, riconosciuto come reato, con la possibilità di perseguire anche chi ricondivide il materiale;
  • apposizione di un bollino rosso sui referti del pronto soccorso, ad indicare che la paziente è vittima di violenza di genere o domestica.

Una legge che sulla carta rappresenta un vero punto di svolta nella lotta alla violenza domestica e di genere, che spesso sfocia nella morte della donna per mano dell’uomo che amava, ma che presenta alcune criticità.

Tra queste, quella più importante secondo l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia, da sempre in prima linea nella lotta per i diritti delle donne e per molti anni avvocato di Telefono Rosa, sedendo anche nel direttivo dell’associazione, è la mancanza di fondi stanziati a supporto del Codice Rosso.

Ciò che mi lascia perplessa – Ha detto l’avvocato – è capire chi seguirà tutto questo, poiché non so se ci saranno personale sufficiente e situazioni contingenti. In queste situazioni, la celerità dell’accertamento e la sorveglianza sono molto complicate, perché ci sono poche forze dell’ordine. Sulla carta, dunque, questa legge è un grande passo avanti, ma il problema è che collateralmente, andrebbe stanziata una serie di fondi per sostenere le forze dell’ordine, le associazioni, che svolgono un ruolo importantissimo, e le case-famiglia, che rappresentano un luogo sicuro – spesso l’unico – per chi fugge dalla violenza. Attualmente, non ci sono gli uomini, le strutture e i servizi sufficienti ad attuare questa legge. Come sappiamo, è notizia recente lo sfratto a Roma della Casa delle Donne”.

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