it Italiano
en Englishit Italiano

 Marine Littering, dall’Ue un progetto per un Mediterraneo plastic free

20.06.2019
|

Marine Littering, dall’Ue un progetto per un Mediterraneo plastic free

Mediterraneo mare nostrum, ma non abbastanza. L’impatto sull’ambiente e sul biota marino dei rifiuti, e in particolare delle plastiche, è ormai noto. Eppure non accenna a diminuire la pratica di gettarli in mare, in inglese marine littering, che continua a minacciare la salute delle acque che accarezzano le nostre coste. Per poter conoscere nei dettagli il fenomeno, le fonti di origine, la distribuzione e il rischio di esposizione della fauna marina, l’Unione Europea ha lanciato MedSeaLitter, un progetto da oltre 2 milioni di euro cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Interreg Med), guidato dal Parco Nazionale delle Cinque Terre.

I dati raccolti sono stati presentati a Roma in occasione di una giornata/evento dedicata all’iniziativa. L’obiettivo è stato quello di individuare un protocollo di monitoraggio del marine littering e dei suoi potenziali effetti sulle specie marine protette per gestire l’impatto dei rifiuti plastici sulla biodiversità. Nell’ambito del progetto, per testare la metodologia di osservazione dei rifiuti, tra febbraio 2017 e dicembre 2018 sono stati percorsi oltre 20.000 km di transetti di mare, di cui circa 1.600 km con piccole e medie imbarcazioni e quasi 19.000 km con grandi imbarcazioni (traghetti).

Durante i monitoraggi, sono stati individuati 6.500 oggetti galleggianti tra naturali (tra il 13 e il 25%) e rifiuti dovuti ad attività umane (tra il 75 e l’87%), di cui la maggior parte (tra l’80 e il 90%) composto da polimeri artificiali (plastica), da carta (circa 3%), e poi vetro, metallo e tessuti. I rilevamenti hanno interessato anche i rifiuti galleggianti alla foce del fiume Tevere. In questo caso, durante l’anno di osservazioni sono stati registrati 1442 oggetti, con una media che varia da 76 a 95 oggetti all’ora, di cui l’85% con dimensione compresa tra 2,5 e 20 cm e il restante superiore a 20 cm.

La comparazione tra i dati relativi agli oggetti maggiori di 20 cm in zone di alto mare, con quelli costieri e alla foce di un corso d’acqua come il Tevere ha confermato un gradiente che aumenta andando sottocosta fino alla foce dei fiumi, dimostrando che le foci sono gli input principali della dispersione dei rifiuti in mare e che le azioni di mitigazione devono considerare anche le aree dell’entroterra e non solo quelle costiere. L’aumento dei rifiuti nel periodo primavera – estate, poi, ha avvalorato l’importanza della pressione antropica sulla produzione dei rifiuti nelle località costiere e marittime.

Il nodo cruciale è che il Mediterraneo è uno dei 25 biodiversity hotspots del mondo, ovvero una delle regioni con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta. Che il marine littering sta progressivamente decimando.”Oltre 260 specie, tra cui invertebrati, tartarughe, pesci e mammiferi marini – ha commentato il rettore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Patrizio Scarpellini – sono direttamente o indirettamente colpiti dal fenomeno”. “Alcuni rimangono impigliati tra i rifuti, altri ancora li ingeriscono, con conseguente disfunzione del movimento e dell’efficienza riproduttiva, lacerazioni, ulcere e morte”, ha precisato Scarpellini.

Il marine littering, tuttavia, ha effetti devastanti non solo sulla biodiversità, ma anche sulla qualità delle acque e degli interi sistemi territoriali. “L’Unione europea è fortemente impegnata nella tutela dell’ambiente ed è in prima linea nella lotta globale contro i rifiuti marini”, ha dichiarato il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Beatrice Covassi. “Oltre alla definizione di politiche e provvedimenti normativi, come il piano d’azione per l’economia circolare e la direttiva sulla plastica monouso, l’UE sostiene finanziariamente progetti e tecnologie che contribuiscono a salvaguardare gli ecosistemi”, ha continuato Covassi.

In quest’ottica MedSeaLitter rappresenta un progetto molto importante. “Auspichiamo – ha concluso il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea – che il protocollo sviluppato venga adottato dal maggior numero possibile di Aree Marine Protette, in modo da definire modalità di gestione uniformi dei rifiuti marini per limitarne l’impatto ambientale”. L’iniziativa vede la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA (Italia), dell’Università di Barcellona (Spagna), dell’Università di Valencia (Spagna), di Medasset (Grecia), dell’Hellenic Centre for Marine Research (Grecia), dell’Area marina protetta di Capo Carbonara (Italia), dell’Ecole Pratique des Haute Etudes (Francia), di EcoOcean (Francia) e Legambiente (Italia).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *