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L’educazione ambientale si deve insegnare a scuola: la lettera di Alberto Raggi

22.01.2019
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L’educazione ambientale si deve insegnare a scuola: la lettera di Alberto Raggi

 

Delle volte le campagne di sensibilizzazione non sono sufficienti, soprattutto sugli adulti che non hanno la mente elastica di un giovane e le loro abitudini sono ostiche da correggere. Per questo motivo è importante che fin dall’infanzia i bambini vengano introdotti al rispetto ed alla tutela dell’ambiente. Proprio loro, a cui un giorno consegneremo il mondo. In una lettera aperta che vuole sollecitare Governo e Parlamento, il Presidente della Guardia Nazionale Ambientale, Alberto Raggi, spiega perché è cruciale formare gli studenti all’educazione ambientale:

”Siamo fortemente convinti che la formazione e coinvolgimento delle nuove generazioni sia un valore aggiunto e di grande efficienza sul piano pratico quindi il nostro progetto è quello di continuare ed, ove possibile, intensificare la formazione dei ragazzi mediante corsi di educazione ambientale ed attività pratiche di coinvolgimento nel rispetto della natura e degli animali. Faccio cosi appello al governo di inserire come materia oltre che l’educazione civica anche  l’educazione ambientale nelle scuole per fare in modo che un giorno questi ragazzi siano sensibilizzati non solo per il rispetto dell’ambiente che li circonda, ma anche per dare un aiuto in modo sistematico al mondo del volontariato ambientale. Nell’anno 2010-2011 abbiamo dimostrato che con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole siamo riusciti ad aumentare la raccolta differenziata dal 5% al 53% nell’arco di poco più di un anno in realtà come Frattamaggiore in provincia di Napoli, mentre a distanza di pochi chilometri esplodeva l’emergenza rifiuti. Questo significa che l’educazione e l’informazione, presenza, vigilanza e quando occorre, la repressione costituiscono una ricetta che risulta efficace anche quando applicata in siti molto difficili. Naturalmente queste iniziative assumono la dovuta efficacia se vedono il coinvolgimento di strutture di comprovata esperienza e capacità, organizzate e che vedono al loro interno figure di altissima professionalità come, nel nostro caso, responsabili di nuclei interregionali provenienti dal Noe Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto Polizie Provinciali, Polizie Municipali e altri enti di analoga caratura. Il volontariato è attualmente il grande motore delle emergenze ed in molti casi anche la spina dorsale di numerose attività di assistenza alla popolazione anche nei casi di normale vita quotidiana ma esiste un grandissimo caos normativo del terzo settore dove non sono correttamente distinte ed agevolate, anche dal punto di vista fiscale, le realtà che svolgono esclusivamente attività di solidarietà sociale, rispetto alle attività produttive mascherate da cooperative sociali. Ecco, questa citata è soltanto una delle assurdità riservate al mondo del volontariato vero a cui mancano fondi, mezzi, attenzione, normativa, spazi ed, a mio avviso, servirebbe una maggiore coesione tra i vari organismi e l’organizzazione di enti di coordinamento e di tutela di queste fondamentali realtà che nei momenti di emergenza fanno la differenza”.

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