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Scarti alimentari: il carburante del futuro.

Intervenire per favorire, a fini di solidarietà sociale, il recupero e la donazione degli scarti alimentari.

Gli scarti alimentari possono diventare il carburante del futuro?

In un’epoca in cui la sicurezza alimentare e la sostenibilità della produzione agricola diventano sfide da affrontare con sempre maggiore urgenza, ridurre lo spreco è un obbligo necessario.

I rifiuti e gli scarti alimentari, se trattati e riutilizzati in modo innovativo, possono rappresentare una fonte di ricchezza.

Solo in Europa, gli scarti alimentari rappresentano circa il 20% della produzione, pari ad un costo di 143 miliardi di euro e all’8% di emissioni di gas serra a livello globale.

Dunque, molto dovrebbe essere fatto a livello di approccio culturale e stili di vita per promuovere il corretto smaltimento e la raccolta differenziata, e per incentivare, peraltro, l’uso di materiali riciclati/recuperati.

Ma alcuni Paesi sono più impegnati di altri.

Come spiega il Commissario Europeo per la Sicurezza Alimentare Vytenis Andriukaitis: “I paesi del Nord hanno creato ognuno delle piattaforme e organizzato molti eventi in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Italia e in Francia. Abbiamo ottimi esempi in questo momento. Inoltre tutti i 28 Stati membri hanno firmato gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile. E si sono obbligati a ridurre della metà i rifiuti alimentari entro il 2030.”

Buttare è tuttavia un gesto antieconomico, oltre che inquinante e, ad oggi, il riuso e il riciclo stanno diventando una tendenza sempre più dilagante.

Si tratta di un problema che coinvolge tutti gli anelli della filiera alimentare, inclusi i consumatori, chiamati ad un’assunzione di responsabilità per garantire il diritto a cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti. Animi, ricerca e aziende, quindi, sembrano pronti a entrare a pieno titolo nell’era dell’economia circolare.

L’obiettivo immediato, già in atto dalla legge n°166/2016, ossia la legge contro gli sprechi alimentari, è quello di recuperare un milione di tonnellate di cibo “sprecato” ogni anno e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi.

Tra i vari goal principali della norma ci sono, inoltre, l’incremento del recupero e della donazione delle eccedenze alimentari, con priorità della loro destinazione per assistenza agli indigenti, e l’intento di favorire il recupero di prodotti farmaceutici e altri a fini di solidarietà sociale.

Importante è anche il contributo alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e all’educazione dei cittadini per diminuire gli sprechi alimentari.

Lorenzo Berlendis, Vicepresidente di Slow Food Italia, dichiara: “È un bene che il provvedimento abbia una finalità educativa, promuovendo comportamenti etici. Lo spreco di cibo è un dato costitutivo, non un inciampo nel sistema alimentare globale. Sistema sul quale incidono, oltre ai singoli Stati, le politiche europee chiamate a correggere i meccanismi di un mercato spesso per nulla libero”.

Per la prima volta, dunque, sono stati definiti, nel nostro ordinamento, i termini di “eccedenza alimentare“.

Ossia quei prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause, e “spreco alimentare”, vale a dire quei prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari, ancora commestibili, che vengono scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali, estetiche o perché in prossimità della data di scadenza.

Si sono stabilite in modo migliore le differenze tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza; si è inteso semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità.

La legge ha consentito, inoltre, la raccolta dei prodotti agricoli rimanenti nei campi coltivati e la loro cessione a titolo gratuito, così come la donazione del pane entro le ventiquattro ore dalla produzione.

Dal 2008 a oggi le cifre dello spreco in Italia si sono ridotte del 30%, ma ancora troppo cibo finisce nella spazzatura. Fondamentale è recuperare efficienza nell’utilizzo delle risorse e noi, siamo pronti a dare il nostro contributo”, ha dichiarato soddisfatta la Cia-Agricoltori Italiani.

Un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. Un modello che, nonostante tutto, ci rende unici in Europa e che punta ad incentivare e semplificare il recupero piuttosto che a punire chi spreca.

Generare valore dagli scarti è, così, una delle sfide da vincere per il traguardo di un mondo più pulito.

Editor: Alessandra Rosci

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